La prima volta con un Black. Prima parte.

Mi chiamo Carlo, ho cinquanta tre anni e sono sposato con Irene che ne ha due meno di me. Sono un maschio classico, alto e con un poco di pancetta, capelli brizzolati, ma, nell’insieme, sono una persona simpatica e solare. Irene è una bella donna, con appena superati i cinquanta. Alta, bionda naturale, occhi chiari, labbra carnose, una bella quarta di seno e un bel culo sodo e gambe lunghe e tornite. Siamo sposati da trentadue anni ed abbiamo un figlio, che adesso vive in una altra città. Quando ci siamo conosciuti lei veniva da due storie finite perché il primo ragazzo aveva un carattere da insicuro, ed il secondo un perfetto egoista che pensava solo al suo piacere. Io, invece, venivo da una esperienza diversa. Ero stato oggetto, per tre anni, delle attenzioni di una amica di mia cugina, molto più grande ed esperta che, avendo scoperto il gioiello che ho fra le gambe, un bel cazzo non troppo lungo, quasi diciotto cm., ma dalla notevole circonferenza, se lo era gustato alla grande, insegnandomi ad usarlo in maniera perfetta.

Durante i nostri primi incontri di sesso, Irene ha subito capito la differenza con i suoi trascorsi, ed ha apprezzato il fatto che, prima di scoparla, io le leccavo la fica, fino a farla godere solo con la bocca. Quando poi ha assaggiato la mia dotazione, ne ha goduto tantissimo ed il suo commento finale è stato un semplice:

 ‘questo sì, che è scopare!’

Da allora abbiamo vissuto ed esplorato il sesso in molte sue varianti e, sempre con la nostra consueta complicità, abbiamo vissuto esperienze piacevoli e intense. L’esibizionismo, il nudismo e la voglia di provocare hanno fatto di lei una femmina che spesso sa essere molto intrigante e rende il nostro rapporto sempre bello e vivo. Solo un episodio increscioso, avvenuto tre anni fa, ci ha fatto cambiare un po’ il nostro modo di giocare. Eravamo in compagnia di una bella coppia, con lei molto calda e sensuale che, quando ha visto Irene inculata dal suo compagno, è andata su tutte le furie. Noi non ne capivamo il motivo, fin quando lei ci ha spiegato che fra loro c’era un patto: lui avrebbe dovuto fare le stesse cose che sua moglie faceva con me. Poiché la mia dotazione era superiore a quella del marito, lei non aveva nessuna intenzione di farsi sodomizzare da me e, quindi, nemmeno lui avrebbe dovuto permettersi di lasciarsi andare a quella pratica. Insomma, mentre per noi non vi erano problemi, per la lei di coppia era stato un vero dramma. Dopo un’esperienza di quel tipo, abbiamo deciso che quando si sarebbe di nuovo presentata un’occasione di giocare con un’altra coppia, avremmo subito messo le cose in chiaro, onde evitare un nuovo incidente. Cosa diversa era per le singole: ne abbiamo ospitate diverse nel nostro letto e, sia io che lei, ne abbiamo ricevuto molto piacere e mai un episodio che ci abbia turbati. Con i singoli, invece, Irene è stata sempre molto selettiva e pretende certi standard che non sono alla portata di tutti, quali la resistenza, la complicità con me e, soprattutto, un approccio signorile, condizioni queste che si contano sulle dita di una mano. Ciò premesso, vi descriverò il modo in cui è nata questa storia.

Nella nostra socialità, facciamo parte di un gruppo che si occupa di volontariato. Il capo, che si chiama Marco, a prima vista, sembra una persona molto riservata e morigerata. Spesso ci convoca, assieme agli altri, per svolgere delle mansioni di supporto ad un gruppo della protezione civile, molto attivo nel nostro territorio. Lo scorso settembre, mi chiama per sapere se possiamo aiutarlo a risolvere un problema che gli sta molto a cuore.

«Abbiamo un ragazzo che era ospite di una famiglia di coniugi anziani, che gli fittavano una camera, in quanto lui è uno studente all’ultimo anno di medicina; deve ancora completare il corso di studi e deve dare solo quattro esami e la tesi. Lo scorso agosto, il marito della signora anziana è morto ed i suoi figli, che abitano in una altra città, hanno deciso di portare la madre a vivere con loro ed hanno venduto l’appartamento ad una famiglia che non può ospitarlo. Poiché mi avete detto, in passato, che avete due camere libere, mi chiedevo se vi fosse possibile fittarne una a questo ragazzo, che è una persona molto buona, educata, onesta e gentile. Sono io stesso a garantire che lui non vi darà nessun fastidio».

Ne parlo con Irene, che subito mi dice di accettare e, la sera stessa, ce li troviamo davanti alla porta di casa nostra. Quando entra, io e Irene restiamo sorpresi dal fatto che è un gigante nero, che trascina due grosse valige, una piena di libri e l’altra di indumenti. Alto quasi due metri, spalle larghe e braccia enormi con mani che sembrano due tenaglie. Per un attimo restiamo senza parole, poi lui, con fare garbato, si presenta.

«Mi chiamo Amir, vengo dal Kenya, e mi vorrei scusare se sono di disturbo, ma vi invito a non lasciarvi impressionare dalla mia mole. Capisco che, di punto in bianco, non è una cosa facile, ma desidero solo finire gli studi per tornare in Africa, dove c’è un disperato bisogno di medici».

Irene lo guarda affascinata e, dopo un attimo di silenzio, lo fa accomodare e, sistemate le questioni burocratiche, restiamo soli con lui. Lo accompagniamo in camera di nostro figlio e subito ci rendiamo conto che, forse, il letto, di una piazza e mezza, non riuscirà ad accoglierlo, ma lui ci scherza su e, ridendo, dice che ha dormito in posti peggiori e che questo andrà benissimo. Ci chiede però chi dorme in quel letto ed Irene con un sorriso, risponde:

«Questa è la camera di nostro figlio che vive in una altra città».

Lui ci guarda con occhi carichi di ammirazione e comincia a sistemare le sue cose. Passano due mesi, e la nostra vita procede senza nessun problema.

Io e mia moglie, al mattino, facciamo colazione con lui e poi andiamo al lavoro. Amir, in genere, passa le sue giornate fra le lezioni in facoltà, il tirocinio in ospedale o a studiare in camera sua, lasciando a noi piena libertà e, quasi, non si fa notare. Una persona discreta, pulitissima, molto ordinata e ben educata. Ben presto diventa facile scambiare qualche parola con lui, che ci racconta del suo paese, della povertà della sua gente, specie nel villaggio posto all’interno del Paese, dove le malattie sono una vera piaga e, per questo, ha deciso di studiare medicina: non vede l’ora di poter tornare nel suo paese. Ci commuove e lo aiutiamo come meglio possiamo. Una sera, mentre stiamo guardando un film erotico, io e Irene restiamo affascinati da una scena, dove un bel maschio nero scopa una bella donna di mezza età bianca e le chiedo se a lei la cosa suscita qualche interesse. Lei ci pensa un attimino e mi risponde che è molto intrigata da questa cosa, anche perché si dice che i maschi di colore siano molto dotati. La guardo e le chiedo se ha avuto modo di scoprire se il nostro inquilino rientra fra quelli super dotati. Lei mi sorride divertita.

«Amore sei proprio un porco! Ti ricordo che Amir è una persona molto solare e credo che sia fuori luogo immaginare di vivere un momento di sesso con lui. Se poi si dovesse venir a sapere, sai che figura ci facciamo con il resto del gruppo».

Ci facciamo una bella risata e per un po’ la vicenda finisce lì. Passa un po’ di tempo e ci troviamo con il resto del gruppo per scambiarci gli auguri di Natale e, mentre sono intento a parlare con un amico, sento la moglie di Marco che parla con Irene del nostro inquilino.

«Come va con il bel ragazzone che state ospitando? Dimmi come ti senti ad avere per casa un ragazzo grande e grosso come lui? Si dice che sia davvero grosso, ma soprattutto lungo».

Pronuncia le ultima parole, allargando le mani, come a dimostrare una certa lunghezza che, con il doppio senso delle parole, serve ad indicare una cosa enorme. Irene la guarda e le risponde con ironia.

«Mi cara, è una vita che mi destreggio fra cose grandi e lunghe».

Finisce la frase, mettendo le mani insieme, indicando una certa circonferenza che lascia spiazzata la nostra amica. La sera a letto ne riparliamo.

«Ho visto che con Clara parlavi del nostro inquilino».

Lei scatta stizzita.

«Quella pettegola di Clara è sicuramente dispiaciuta di non avere in casa sua il nostro Amir. Sicuramente non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione di scoparselo. Che gran troia!».

La osservo e mi rendo conto che è davvero incazzata e, poi, noto che adesso lui è diventato: ‘il nostro Amir’. Trascorriamo le feste di Natale con Amir, che pranza con noi e poi va al lavoro: è di guardia in ospedale. Passano quattro mesi e non si ritorna più sull’argomento Amir, anche se aumenta la complicità con lui, che, sempre più spesso, si intrattiene con noi, parlandoci della sua terra e dei suoi genitori.

Noto che, mentre parla, i suoi occhi indugiano sul corpo di Irene, che con fare indifferente si muove fra noi in maniera sensuale. Passano due settimane e, una sera, torno da una cena con dei colleghi che hanno festeggiato il pensionamento e vedo Irene che rientra con Amir, con un’aria strana e lui, in evidente imbarazzo, ci saluta e se ne va a letto. Dopo un momento di silenzio, mia moglie propone di andare a dormire anche noi. In camera, mentre si spoglia, noto che ha indossato un vestito leggero e un reggiseno di quelli sottilissimi, quasi invisibile, che modella il suo splendido seno ed una mutandina dello stesso tessuto, che sembra inesistente. Quando si distende accanto a me, mi spiega cosa è accaduto con Amir.

«Abbiamo cenato insieme e, come mi hai fatto notare tu, Amir non staccava lo sguardo da me. Mentre stavamo mangiando, gli ho chiesto se era contento a stare con noi».

Per un attimo lui è rimasto in silenzio, poi mi ha risposto:

«Sì, con voi sto molto bene. Siete delle belle persone e lei lo è anche di più».

Parla abbassando lo sguardo ed io ho deciso di provocarlo un po’.

«Come mai un bel ragazzo come te non ha una ragazza con cui uscire? Forse le mie connazionali hanno la vista corta? O avverti problemi di razzismo nei tuoi confronti?»

Lui ha sorriso e poi mi ha risposto subito.

«Nessun problema di razzismo, anzi, ho molti amici e amiche. Purtroppo la prima con cui ho provato ad intavolare una relazione, quando si è accorta di una mia certa peculiarità, mi ha subito lasciato e poi lo ha detto ai quattro venti, così da farmi ritrovare con ragazze che da me desideravano solo amicizia e basta».

Lo guardo e cerco di capire, ma lui se ne va in camera, quasi dispiaciuto. Lo seguo e lancio una proposta:

«Che ne dici di andare a prendere un gelato? Nonostante sia appena maggio la serata è abbastanza calda».

Lui accetta, così mi cambio e siamo andati fino al lago. Mentre passeggiavamo lungo il lago, gustando il gelato, gli ho chiesto di chiarire una cosa.

«Che informazione riservata ha sparso la ragazza?»

Lui ha dapprima esitato e poi, alla fine, ha parlato.

«Ha detto in giro che io, diciamo, sono troppo grosso e lungo».

Lo guardo e capisco perfettamente quello che vuole intendere.

«Mi dici che una ragazza ha avuto paura di un maschio molto dotato? Se è così, allora capisco perché il mondo sta andando a rotoli! Accidenti, io è una vita che mi godo uno, forse non troppo lungo, ma sicuramente molto grosso, e ti assicuro che mi piace moltissimo».

Lui non ha aggiunto altro, ma era in evidente imbarazzo dalla mia affermazione, e poi siamo tornati. Adesso sento dentro di me il desiderio di scoprire quanto sia grosso il suo membro, ma non mi va di rovinare il clima piacevole che si è creato fra di noi e, quindi, non sono in grado di decidere cosa fare.

La guardo e lei mi sorride, quasi a farsi perdonare per esser stata così audace. Mi sale sopra e sente il mio cazzo durissimo; vi s’impala sopra e prende a godere.

«Porco…Ti sei eccitato al pensiero che desidererei scoparmelo? Sei un maiale cornuto! Cazzo, mi sfondi?! Sì, sbattimi tutta…Oddio vengo!»

Trema, scossa da un rapido orgasmo e poi comincia a saltellare su e giù, sempre più velocemente, sbattendo il suo corpo contro il mio per avere un affondo del mio cazzo più forte profondo. Chiudo per un attimo gli occhi e la immagino sotto i colpi del cazzo di Amir. Avverto forte il desiderio di vivere un momento simile: la cosa mi eccita e mi fa raggiungere il piacere assieme a lei, che gode di un ulteriore orgasmo e trascina anche me nel piacere.

Le affondo dentro tutto il cazzo e poi esplodo con un orgasmo che mi svuota totalmente. Restiamo abbracciati e, lentamente, ci addormentiamo. Al mattino, mentre facciamo colazione assieme a lui, con diplomazia cerco di capire quando Amir se ne andrà.

«Quanti esami ti sono rimasti, oltre alla tesi?»

Lui guarda lei e poi me, dopo di che risponde:

«Mi è rimasto un esame che darò fra due giorni e poi la tesi. Il professore mi ha garantito che, al massimo, dovrei aver finito per la fine del mese e sono molto ansioso di ripartire. A casa le cose non vanno bene e mia madre ha bisogno del mio sostegno».

Guardo mia moglie e poi espongo la mia idea.

«Quando tutto sarà finito, ci piacerebbe festeggiare con te prima che tu parta. Ti offriremo una cena».

Lui ci sorride e ci conferma che per lui sarà un piacere. Passa una settimana e Irene è sempre più in ansia. La sera mi scopa con sempre maggior desiderio e mi chiede di prenderla anche nel culo, con molto impeto.

«Spaccami il culo! Spingilo tutto dentro! Fammi male…Sfondami!»

La chiavo molto duramente e a lei sembra non bastare mai. Poi viene il giorno che Amir discute la tesi. Un venerdì mattina, andiamo con lui in facoltà e, alla fine, si laurea riportando 110 e lode. Irene lo abbraccia e si complimenta con lui, davanti a tutti. Per l’occasione indossa un tubino elasticizzato abbastanza trasparente, che mostra, se pur velatamente, le sue forme stupende e, diversi altri studenti, le inviano occhiatine ammiccanti, ma lei sembra avere occhi solo per Amir.

«Bravissimo Amir! Lo sapevo che eri il migliore! E adesso, divertiti con i tuoi amici, poi andiamo a festeggiare e ti darò un regalo per la tua bravura».

Lui ha solo il tempo di rivolgerle uno sguardo sorridente, che i suoi amici lo trascinano nei festeggiamenti. Noi ce ne torniamo a casa e lo vediamo tornare la mattina del giorno dopo, distrutto e quasi ubriaco. Fa una rapida doccia e si infila a letto, dove resta fino alla sera, quando, verso le venti, ci raggiunge in terrazza e si scusa con noi.

«Scusatemi, ma ieri ero impresentabile. Abbiamo fatto una baldoria pazzesca. Fra scherzi, bevute e giochi assurdi, non mi sono nemmeno reso conto che era l’alba. Se volete, possiamo andare a cena, perché domani sera, alle ventuno, ho il volo per casa».

Irene impiega due minuti a prepararsi. Mai visto fare così in fretta e ci costringe ad entrare nella prima pizzeria che incontriamo. Una semplice pizza e birra e, alla fine, è impaziente di tornare a casa, per dargli il suo regalo che, dentro di me, ho già capito in cosa può consistere. Appena in casa, indica a me e ad Amir il divano, mentre lei si scusa e si assenta per un momento. Seduti in sala, io e lui ci guardiamo, e mi rendo conto che, forse, lo devo preparare a quanto sta per succedere.

«Amir, Irene intende dimostrarti la nostra felicità per il tuo ottimo risultato nello studio, di cui forse abbiamo anche noi qualche merito; credo che quanto fra poco avverrà, potrebbe metterti a disagio, ma, credimi, è il modo di Irene per dirti quanto siamo contenti di averti conosciuto e credo che, anche a te, possa fare piacere».

Ho appena finito di parlare, che Irene fa il suo ingresso ed Amir resta a bocca aperta nel vederla indossare solo una un reggiseno di pizzo nero e uno string minimale, calze autoreggenti con pizzo nero e alto e tacchi da dodici, da vera troia. Dopo un attimo che lei è rimasta immobile davanti a noi, per lasciarsi ammirare, Amir mi guarda stupito ed io gli faccio un cenno d’assenso, accompagnato da un sorriso; lui mi guarda e ricambia il sorriso. Irene viene avanti e si inginocchia davanti a noi due; io estraggo il mio cazzo già duro, imitato da Amir, che sembra gradire moltissimo quello che succede. E’ un attimo e lei li impugna e, dopo avermi baciato in bocca, li osserva stupita e poi bacia anche lui, che ricambia. Li vedo avvinghiati in un bacio carico di passione. Quando finisce, è lei che detta le regole.

«Amir, questo è il nostro modo di farti i nostri complimenti. Questa sera voglio essere la vostra troia e, in particolare, voglio essere il tuo regalo. Spero che lo apprezzerai e vorrei che restasse il più bel ricordo per tutto il tempo che sei stato con noi. Adesso, però, voglio stare più comoda e, quindi, andiamo a letto».

Si solleva e, sculettando, ci precede in camera.

Entrati la vediamo distesa sul letto nuda e, in un attimo, lo siamo anche noi e lei può finalmente vedere la splendida dotazione che ha Amir e, inutile dire che questo la lascia sorpresa.

«Amore guarda! Saranno ben oltre i venti centimetri e che circonferenza?! Mi sembra grosso quasi il doppio del tuo».

Lui si distende fra le sue gambe e inizia a leccarle la fica, facendola subito godere. Io mi inginocchio e la osservo: è lei che mi prende il cazzo in mano e lo porta alle labbra, iniziando a succhiarlo, mentre lui le fa provare un primo orgasmo che la fa tremare tutta. Gode con il mio cazzo in bocca e trema mentre Amir la sta facendo impazzire con la lingua. Le sue labbra grosse e la lingua sono incollate alla fica di Irene. Le succhia il bottoncino facendola tremare di piacere. Poi, ad un tratto, lei inarca la schiena ed il suo corpo prende a vibrare. E’ così che raggiunge il suo primo orgasmo! Ha urlato, sfilandosi il mio cazzo dalla bocca. Trema ancora, si stacca da me e si volta verso di lui; finalmente si trova davanti quel totem di carne dura e nera. Lo afferra con entrambe le mani e se lo porta alla bocca. La sua lingua ne segue il profilo. Scende e sale, lungo tutta l’asta, lo imbocca fra le labbra e incomincia a succhiarlo. La guardo estasiato, mentre cerca, in qualche modo, di infilarne in gola il più possibile. Mi sposto verso il comodino e prendo un flacone di gel lubrificante ed una confezione di preservativi. Lei, poco dopo, quando sente forte il desiderio di averlo dentro, si distende supina e cerca il mio consenso con uno sguardo supplichevole; l’assenso arriva sotto forma di un sorriso, mentre annuisco con il capo; allora lei si gira verso di lui, lo guarda, apre le braccia e lo invita a scoparla.

«Dai, Amir…Ti voglio…Scopami…Ti voglio dentro di me».

Lui solleva mi rivolge lo sguardo, vede che annuisco e dopo di che si mette fra le sue cosce aperte, con lei che tiene le mani sulle labbra della fica per aprirla il più possibile. Mi avvicino con il preservativo e glielo porgo, ma lei interviene.

«No! Ti prego! Lo voglio a pelle! Amir, mi posso fidare di te, vero?»

Lui ci guarda entrambi e poi le risponde.

«Ho finito appena tre giorni fa tutte le vaccinazioni ed i controlli. Credo che puoi star tranquilla».

Mi avvicino e cospargo la fica di gel.

«Sicuramente è già ben lubrificata, ma tu hai un affare molto più grosso del mio».

Amir appoggia la grossa cappella fra le labbra e lo spennella su e giù per meglio distribuire il gel, poi ne metto un po’ anche sull’asta e lui se lo spalma, prima di appoggiare la cappella e spingere quel palo dentro di lei. La vedo che respira piano, mentre lui, con estrema delicatezza, inizia ad entrare in lei. Guardando la sua mole imponente, mi viene da riflettere nel vederlo all’opera con tanta delicatezza; entra in lei che, ora, spalanca la bocca e mi rivolge uno sguardo con occhi languidi ed ansiosi.

«Amore…lo sento…mi sta aprendo tutta!»

Guardo a mia volta e resto ammaliato dalla visione di lui che la sta letteralmente sfondando. Affonda in lei quasi tutto il grosso palo di carne, mentre lei inarca il busto e spalanca la bocca, per poi sollevare le gambe ed appoggiarle dietro le sue. Lui si distende sopra di lei, sovrastandola con la sua mole e lei sembra quasi sparire sotto di lui. Adesso comincia a pomparla, mentre lei spalanca la bocca e urla il suo piacere. Lui resta un momento immobile, lascia che lei si adegui alla sua dimensione e poi incomincia a stantuffarla con calma, spingendo fino in fondo il suo membro dentro di lei, che non può non sobbalzare ad ogni affondo. Gode e raggiunge subito il primo orgasmo, con un fremito che le attraversa tutto il corpo. Osservo estasiato quanto gode e la delicatezza con cui lui la scopa. Le affonda dentro, spingendo con decisione quel palo che la sta facendo impazzire. Irene si gira, mi osserva inginocchiato vicino a lei ed allunga la mano; afferra il mio cazzo e se lo porta alla bocca. Mi fa impazzire quando sento la sua lingua che mi lecca tutto, mentre continuo a fissare la monta, affascinato dal fatto che adesso lei lo ha inglobato completamente dentro la fica e questo le provoca un nuovo orgasmo che si manifesta con un urlo, abbandonando dalla bocca il mio cazzo. Gode e trema come una foglia, mentre è scossa dal piacere. Poi lui si solleva, la afferra per i fianchi e, mettendosi supino, la trascina con sé. Ora lei è impalata sul suo cazzo, che è tutto dentro di lei. Irene spinge il busto in avanti e lui può ha la possibilità di afferrare con la bocca i suoi capezzoli, mentre lei spinge la testa indietro e saltella su quel palo che la sorregge: è in quella posizione che gode e urla il sopraggiungere di un nuovo orgasmo.

«Mi fa impazzire! lo sento nello stomaco!»

Dopo un poco che sta in questa posizione, si sdraia su di lui che non le ha mai sfilato il cazzo da dentro. La vedo appoggiare il suo viso al petto di Amir, e lui inarca le gambe e la scopa dal basso, spingendola verso l’alto. Distesa su di lui, vedo il suo culo esposto: è una visione da incanto; prendo il gel e, nello stesso momento, mi rendo conto che non sarà tanto facile approfittare di quella posizione. Amir che mi osserva, mi sorride e la afferra per i fianchi; la sorregge in alto in modo che io possa accedere al secondo canale più facilmente. Quando Irene sente le mie dita nel culo, si volta, mi sorride e poi mi esorta a proseguire in quello che ho in mente.

«Porco, amore mio…Lubrificalo bene, poi scopami il culo. Vi voglio entrambi…dai…non esitare».

Quando sento che si è rilassata ed è ben lubrificata, mi posiziono dietro di lei e cerco di indirizzarlo nel suo buchetto. Il primo tentativo non riesce, scivolo verso l’alto. Amir allora la spinge in alto e si sfila un altro poco da lei; l’operazione agevola la mia introduzione. Entro e lo spingo tutto dentro il suo intestino. Lei lo sente e, quando le mie palle sbattono su quelle di Amir, lui lascia la presa e prende a pomparla dal basso, mentre io la sfondo da sopra. È subito piacere. Gode all’impazzata, mentre noi adesso la scopiamo intensamente e con un ritmo molto sostenuto; i nostri cazzi sbattono dentro di lei, che gode di continuo. Il piacere che provo nello spingere il mio cazzo fino in fondo al suo culo è unico! lo sento strusciare su quello di Amir, da cui è separato da una sottile membrana, ma, intanto, ci dà la sensazione che nulla li separi, portandoci, ben presto, al reciproco orgasmo. Lei gode e, dopo l’ennesimo urlo di piacere, sento che sono al limite, così come avverto che pure Amir è vicino a sborrare.

Il suo orgasmo scatena il nostro. Il primo a sborrare è Amir che, con un affondo deciso, le scarica dentro tutto il suo nettare. Lo sento pulsare dentro la fica di mia moglie e questo provoca anche il mio orgasmo, che scarico tutto dentro il suo culo. Lentamente mi sfilo e mi distendo di lato, mentre anche Amir la lascia scivolare di fianco, e lei si mette distesa supina fra di noi. Il suo viso è la completa maschera di piacere. I suoi occhi languidi e l’aria sfatta denotano il grande piacere che deve aver provato. Ci guarda, sorride e poi allunga le braccia intorno al mio collo ed a quello di Amir. Ci stringe a sé. La sua bocca cerca prima la mia e mi bacia con estrema passione. Sento la sua lingua giocare con la mia, per poi staccarsi da me e baciare anche lui con lo stesso trasporto. Restiamo un po’ fermi ed in silenzio, poi lei mi chiede di andare a prendere lo spumante, perché vuole brindare a questa serata. Vado in cucina e quando torno la scena che vedo me lo fa tornare subito duro. Lei distesa sull’addome di Amir e gli succhia il cazzo, che sembra non aver nemmeno sborrato. Lo succhia e lecca avidamente. Quando mi vede, che mi inginocchio sul letto e porgo il calice sia a lei che a lui, lei si solleva e partecipa al brindisi.

Continua…

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