Mi chiamo Luca, ho 25 anni, sono di media statura, biondo, occhi chiari, un fisico ben modellato, ma non palestrato. Vivo in un bell’appartamento situato quasi a ridosso del centro storico di una grande città. È un posto magico per me. Comodo per andare alla filiale della banca dove lavoro, che è a due passi e comodo per andare in centro: dista cinque minuti a piedi. Sono molto geloso della mia privacy e porto solo pochissime persone a casa mia. La mia famiglia vive e lavora dall’altra parte della città. Oltre ai miei genitori, ho una sorella di nome Silvia. È una ragazza molto carina, ha ventitré anni. Alta come me, bionda anche lei con gli occhi azzurri, ha due tette da favola: una quarta piena, che mi fa impazzire. Anche il suo culetto è meraviglioso. È fidanzata con Marco, un ragazzo che a me sta non poco sulle scatole, perché è un tipo scostane, borioso e molto saccente e, al pensiero che se la scopa, mi fa incazzare di brutto, ma, ancor di più, il pensiero che non sono io a farlo. Si, ho fantasticato molto e mi son segato tanto, pensando a lei. Ho sempre provato una strana attrazione per mia sorella. Credevo fosse la gelosia che un fratello maschio, maggiore, può provare per la sorella più piccola, invece, con il passare del tempo, mi son reso conto che ho iniziato a pensare a lei la sera, prima di andare a dormire, più come donna che come sorella. Spesso mi son segato pensando a lei. Pensavo alle sue tette perfette, di cui si delinea la forma quando mette quelle magliette aderenti. Mi eccitavo anche ad immaginarla che si lascia prendere da me e infilarle il cazzo in bocca e poi a scoparla nel mio letto. Una sera ero in centro a bere in un pub, quando mi manda un messaggio, chiedendomi dove sono. Le invio la posizione e, tempo cinque minuti, me la ritrovo davanti; era incazzata nera. Aveva litigato con quella mezza sega di Marco.
«Capisci, che cretino? Io non lo vedo da una settimana e lui che mi propone? Di assistere all’asta del fantacalcio! Ma che cazzo me ne frega del fantacalcio! Io avevo voglia di star con lui!»
Guardo il suo viso: è bellissimo anche nella sua ira. Mi chiede di accompagnarla a casa, perché era uscita con lui.
«Ma che fretta hai di tornare? Oggi è venerdì, mamma e papa sono a teatro e, poi, come sempre vanno a cena con gli amici; fino a tardi non tornano, quindi restiamo un po’ qui a bere e poi andiamo»,
Accetta. Si mette a bere pesante e, anche se io cerco di dissuaderla, si ritrova ben presto ubriaca. Non posso portarla a casa in quelle condizioni: se la vedessero i nostri genitori, non la farebbero uscire per un mese! Quasi a braccio, la porto a casa mia. La metto distesa sul letto con lei che protesta un poco, affermando che vuole bere ancora, per dispetto del suo fidanzato.
«No! Non…voglio dormire! Voglio bere! Quello stronzo non mi merita…è un deficiente! Io mi ubriaco per fargli un dispetto! Lui si incazza, se bevo! È uno…lasciami bere…cazzo devo vomitare!»
La porto di corsa in bagno e vomita anche l’anima!
Le faccio sciacquare la bocca e la riporto in camera. Si distende sfinita e si addormenta. La spoglio e la trovo davvero bella. Le lascio solo le mutandine, anzi uno striminzito perizoma, che mi fa vedere la sua fighetta non del tutto rasata; le tolgo il reggiseno e mi godo le sue tette. Ho una violenta erezione e mi sego in bagno velocemente. Mi distendo accanto a lei e mi addormento in preda a pensieri un po’ sconci, nei suoi confronti. Mi sveglio al mattino in preda ad una bellissima sensazione. Ho l’impressione che mi stiano succhiando il cazzo. Apro gli occhi e resto immobile, basito: mia sorella mi sta succhiando il cazzo! Ci siamo guardati. Lei non ha detto nulla, mi ha solo guardato negli occhi, senza dir niente; dopo qualche secondo ha ripreso il cazzo e lo ha messo di nuovo in bocca. Incredulo, ho realizzato che non stavo sognando: mia sorella mi stava davvero facendo un pompino e…come era brava! In silenzio mi sono goduto quel momento. Lo ha succhiato bene e a lungo, facendolo sparire dentro la sua bocca. Poi lo ha sfilato e leccato tutto, fin giù alle palle, che ha leccato e succhiato una per una. Dopo essermi gustato il lavoretto di bocca, mi son rigirato ed ho infilato la mia testa fra le sue cosce. Ho sentito il notevole profumo che emanava la sua ostrica, che grondava di nettare prelibato. Senza nessun indugio ho incollato la mia bocca alla sua fica e ho iniziato a leccarla, infilando la lingua fra le pieghe della sua intimità già fradicia. L’ho leccata e fatta mugolare di piacere, fin quando, in preda ad un orgasmo, si è tolta il cazzo dalla bocca ed ha urlato il suo piacere
«Cazzo, fratellone! Sei fantastico! Dai, che vengo! Vengo! Si è bellissimo!»
Mi ha inondato la bocca di miele ed io ho leccato e succhiato tutto. Ha goduto e poi si è girata, salendomi sopra, lo ha accolto tutto dentro la sua fica.
«Ti voglio! Ho voglia di fottermi mio fratello, l’unico maschio che mi ha sempre amato! Dai, fammi impazzire!»
Mi ha montato fino a venirmi sul cazzo. L’ho scopata e rigirata in più modi e posizioni, facendola godere molto. Era sconvolta dal piacere provato.
«Sì, dai, sei meraviglioso! Godo! Vengo e… ti prego, non ti fermare! Dai, ancora! Vengo!»
Ero al limite e gliel’ho detto.
«Silvia ci sono! Sto per sborrare! Lasciami uscire, che vengo!»
Lei, distesa sotto di me, mi ha sorriso, ha sollevato di più le sue cosce meravigliose e le ha strette dietro i miei fianchi.
«Dai, sborrami dentro! Voglio il tuo seme dentro di me».
Io ero indeciso e le ho rinnovato la volontà di uscir da lei.
«No, dai, non facciamo cazzate! Lasciami uscire!»
Ha preso il mio viso fra le sue mani, mi ha fissato negli occhi e mi ha fatto godere.
«Sborrami dentro, che sono protetta! Per quanto non avrei remore a farmi ingravidare da te! Anzi, se un giorno vorrò un figlio, lo faccio con te! Ti amo e voglio sentire che mi inondi il ventre!»
Impossibile non sborrare nel sentirsi dire queste cose. Le sono venuto dentro con tanti schizzi, che hanno sorpreso anche a me. Siamo rimasti abbracciati e poi lei mi ha fatto distendere supino e me l’ha preso in bocca. Me lo ha leccato e pulito. In quel momento ha suonato il suo cellullare; era Marco, lei ha aperto la conversazione, continuando a leccare il mio cazzo. Lui le chiedeva dove fosse. Lei gli ha risposto, mandandolo al diavolo.
«Sono nel letto di un vero maschio! Mi ha scopato divinamente e tu, da questo momento, puoi solo andare a cagare: tu e il tuo dannato fantacalcio! Sei un perfetto imbecille! Anzi anche un cornuto, in considerazione che lui mi ha scopato tutta la notte! Addio stronzo e…fottiti!»
Non gli ha dato il tempo di replicare. Poi, quasi subito dopo, ha squillato di nuovo sempre il suo cellulare: era nostra madre. Lei ha continuato a succhiarmi il cazzo e mi ha invitato a rispondere.
«Ciao, mamma! Rispondo io perché lei adesso è impegnata e non ti può parlare. Sì, Silvia ha dormito qui da me! Sì domani veniamo tutti e due a pranzo a casa vostra. Ok, le dico che hai chiamato, ma sta tranquilla, va tutto bene!»
Appena chiusa la conversazione, lei ha notato che il cazzo era ancora duro, si è messa di lato, volgendomi le spalle.
«Dai, amore mio, sfondami il culo!»
Io l’ho guardata un attimo, ma lei era irremovibile.
«Dai, non ti preoccupare, anche se mi fai un po’ male, non importa! Ad averlo saputo che eri un torello così bravo e ben messo, ti avrei fatto aprire anche la patatina, ma ora fa il bravo e rompimi il culo, per piacere!»
Mi son dedicato al suo culetto. L’ho preparata con calma e con l’ausilio di un lubrificante che avevo in casa; poi lentamente, affondando un po’ alla volta e lasciandole il tempo di abituarsi all’intrusione, le sono entrato tutto dentro. Son rimasto immobile, mentre ho potuto notare che il suo viso era teso in una smorfia di dolore.
«Muoviti piano! Cazzo, sei enorme! Non mi fa molto male, ma ti sento tutto dentro!»
Ho preso a muovermi con molta calma e, lentamente, lei si è rilassata e allora mi ha chiesto di scoparla forte.
«Sì, adesso dai, muoviti, che non mi fa più male! Dai, che mi piace! Dai, scopami il culo!»
Ho continuato a pomparla fin quando lei, masturbandosi, è venuta.
«Amore, vengo! Mi piace, dai, che vengo! Dai, sborrami in culo!»
La mia verga era stretta in quel pertugio caldo ed accogliente e così son venuto dentro di lei, che ha gradito molto a sentirmi sborrare.
«Sì, è bello! Dai, ti sento! Bellissima la sensazione di calore che mi dona il tuo seme dentro le mie viscere!»
Siamo rimasti abbracciati e lei mi ha baciato. Poi, guardandomi negli occhi, mi ha parlato.
«Sono una stupida! Solo ora mi son resa conto di quanto ti volevo. Mi ero accorta che mi spiavi ed io spiavo te, ma non avevo ben compreso come fossi così ben messo e, soprattutto, non ho compreso, fino a questa mattina, che tra tutti i ragazzi che ho frequentato, ho cercato uno che fosse il tuo opposto, perché dentro di me ti desideravo troppo. Questa mattina, vederti qui accanto a me, mi ha fatto rompere ogni indugio. Capisco che tu voglia sicuramente di più dalla vita, che scoparti tua sorella, ma ti chiedo solo di esserci, se ne ho bisogno. Niente altro che un po’ di sesso per quando vuoi. Voglio che tu sia felice con chi vorrai, io non sarò gelosa, mi accontenterò dei ritagli del tuo tempo: saranno sempre momenti unici per me.»
Mi tremava il cuore a sentirla parlare.
«Non voglio darti un’elemosina, ma tutto il mio amore. Per ora stiamo insieme, poi, quando dovremo trovarci dei partner, lo faremo, ma fra me e te non cambierà nulla!»
Ci siamo baciati e siamo rimasti insieme tutto il giorno; l’ho scopata ancora, tutta la notte. Da quel giorno abbiamo fatto coppia fissa per cinque anni e poi ci siamo sposati con una coppia di partner speciali. Diego, il marito di mia sorella, ha una sorella di nome Evelina, che ora è mia moglie.
Sapete perché lo abbiamo fatto? Perché anche loro si amano come noi e, se per la gente siano due coppie, in realtà io continuo a scopare con Silvia e l’ho pure ingravidata e Diego ha ingravidato mia moglie, cioè sua sorella.
